Dati e Fact Checking

“10 ragioni per cui il Decreto che blocca Enea Tech è un errore, specialmente in questo momento.”

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Manca una DARPA Italiana, molti paesi hanno già strutture simili o se ne stanno dotando.

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Il progetto non provoca distorsione del mercato del venture capital in Italia.

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Enea Tech non è un fondo di Venture Capital: i 500 milioni hanno l’obiettivo di consolidare le tecnologie italiane, non di far scalare le aziende di dimensione.

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Il mercato italiano del Venture Capital è troppo piccolo per sostenere anche il trasferimento tecnologico.

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Le Università Italiane non hanno mai avuto a disposizione risorse così ingenti per il trasferimento tecnologico come oggi con Enea Tech.

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Il rapporto con l’Europan Innovation Council: Enea come strumento per accedervi in modo privilegiato.

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Enea Tech non è uno spreco di risorse.

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Il meccanismo di funzionamento della Fondazione non è opaco.

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Il vaccino Reithera va sostenuto, ma non sottraendo risorse alle tecnologie italiane.

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Ma quindi è necessario investire sul biotech?

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Manca una DARPA italiana, molti paesi hanno già strutture simili o se ne stanno dotando.

 

Enea Tech è ispirata al funzionamento e scopo di DARPA, agenzia pubblica Americana che ha lo scopo di sviluppare tecnologie strategiche e farle diventare realtà. Dal 1958 è l’organizzazione che ha fatto nascere i satelliti meteorologici, il GDS, i personal computer, Internet, le automobili a guida autonoma, le interfacce vocali e molte altre tecnologie che utilizziamo tutti i giorni. 

Quest'anno la DARPA ha ricevuto dall'amministrazione Biden una dotazione di 3,5 miliardi per proseguire nelle proprie operazioni. Enea Tech adatta il modello della Darpa al contesto italiano.  È costituita come fondazione privata interamente controllata da un’Agenzia Pubblica prestigiosa (ENEA) e sotto il diretto controllo del Governo. Molti altri paesi europei si stanno muovendo in questo senso.

Un esempio è quello di ARIA (Advanced Research and Invention Agency) nel Regno Unito:   rientra nel Dipartimento per il Business, l’Energia e la Strategia Industriale, ma è indipendente dalla principale agenzia di ricerca, la UK Research and Innovation. Sarà finanziata per i primi 4 anni con 800 milioni di sterline e inizierà ad erogare i primi fondi nel 2022.

Per approfondire: 

A growing number of governments hope to clone Americas DARPA - Economist

Why does Darpa Works?

Sprin-D Federal Agency for disruptive innovation

Boris Johnson launches the UK Darpa

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Il progetto non provoca distorsione del mercato del Venture Capital in Italia.

 

I 500 milioni di investimento sono dedicati a  sostenere progetti di trasferimento tecnologico e tecnologie che altrimenti non riuscirebbero a raccogliere adeguati capitali sul mercato. Utilizza un modello identico a quello dell’EIC (European Innovation Council), organizzazione dell’Unione Europea che ha lo stesso scopo. Ottenere fondi da EIC è un timbro di qualità importante: non distorce il mercato, ma piuttosto incentiva i fondi di Venture Capital a investire sulle tecnologie. I 500 milioni di Enea Tech hanno lo stesso obiettivo.

Per approfondire: 

215 Aziende Italiane su cui scommettere

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Enea Tech non è un fondo di Venture Capital: i 500 milioni hanno l’obiettivo di consolidare le tecnologie italiane, non di far scalare le aziende di dimensione.

 

Investire in tecnologie in fase molto iniziale rispetto al mercato richiede capitali estremamente specializzati, i cosiddetti fondi di ‘trasferimento tecnologico’. Lo scopo di questi operatori è di agevolare il trasferimento verso il mercato (e quindi verso i consumatori) di tecnologie estremamente innovative ma ancora “giovani”. Spesso queste tecnologie richiedono ingenti investimenti iniziali per poter essere immesse sul mercato.

Nel mondo Accademico questo livello di sviluppo tecnologico è articolato in una scala cosiddetta di TRL (Technology Readyness Level). Si tratta di una metodologia introdotta dalla NASA e diffusa in tutte le Università a livello globale: dal livello 1, quando la tecnologia è ancora acerba, magari ancora senza applicazioni pratiche, fino al livello 9, in cui la tecnologia è pronta a entrare sul mercato. I fondi di Enea Tech servono per accelerare lo sviluppo della tecnologia per portarla verso il livello 9 anche in partnership con soggetti industriali e investitori. In questo senso si può trovare (auspicabilmente) a operare in collaborazione con altri attori privati e pubblici. 

Gli investitori privati non sono propensi ad investire autonomamente su tecnologie ancora troppo lontane da una fase di applicazione commerciale. 

Eppure, si tratta di un settore strategico: la capacità di sviluppare tecnologia e trasferirla sul mercato è oggi un fattore competitivo chiave per un paese. È fondamentale che i governi presidino quest’ambito. 

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Il mercato italiano del Venture Capital è troppo piccolo per sostenere anche il trasferimento tecnologico.

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Oltre ad una scarsa propensione per investimenti in tecnologie ancora ”giovani”, è fondamentale ricordare che, in ogni caso, il mercato del Venture Capital in Italia è troppo debole per sostenere questi progetti. Le attuali risorse in dotazione consentono di investire soltanto un decimo di quanto non facciano paesi come Francia e Germania. Anche per questo gli investitori italiani prediligono progetti che hanno già un percorso per arrivare a mercato. I 500 milioni di Enea Tech invece sarebbero complementari, poiché dedicati proprio a quei progetti che non verrebbero sostenuti dal capitale privato perché ancora acerbi, seppur con enorme potenziale.

Per approfondire: 

PitchBook's 2020 Annual European Venture Report

(Fonte: Statista)

Gli Investimenti in Venture Capital italiani sono tra i più bassi in assoluto in Europa. La cosa appare ancora più preoccupante se si osservano gli investimenti pro-capite in società ad alta tecnologia e startup.

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Le Università italiane non hanno mai avuto a disposizione risorse così ingenti per il trasferimento tecnologico come oggi con Enea Tech.

 

Negli ultimi anni la capacità di effettuare trasferimento tecnologico delle nostre Università è diventato un parametro chiave nella valutazione dei nostri Atenei e della loro competitività (che non si basa più solo su didattica e ricerca). 

Purtroppo, nonostante molti sforzi e alcuni passi in avanti, il settore stenta ancora a produrre risultati tangibili. Nonostante l’Università italiana produca ricerca ai massimi livelli internazionali, negli ultimi 20 anni la quantità di investimenti, le ricadute e il ritorno per l’Università del trasferimento tecnologico sono stati molto scarsi e devono essere aumentati.

Questa è una delle principali ragioni per l’impressionante fuga di cervelli dal nostro paese (+48% negli ultimi 8 anni) verso paesi che invece praticano con successo gli investimenti in alta tecnologia strategica come ad esempio gli USA e l’UK.

Enea Tech si proponeva di colmare questa mancanza, ed aveva appena iniziato un percorso definito per durare fino al 2035. Ad oggi Enea Tech ha ricevuto 1000 proposte da tutta Italia, e con molte di queste iniziative erano in corso negoziazioni per finanziare centinaia di startup. Una norma inserita nel Decreto Sostegni bis ha fermato tutto questo.

Per approfondire: 

Report Netval

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Il rapporto con l’Europan Innovation Council: Enea come strumento per accedervi in modo privilegiato.

 

I 500 milioni di Enea Tech non sono un doppione di altri strumenti governativi, né tantomeno un doppione dell’EIC (European Innovation Council). Sono invece lo strumento che può essere chiave di accesso a questo prestigioso programma europeo per tecnologie eccellenti. Nel triennio 2018-2020 sono state solo 33 le aziende italiane che hanno ottenuto finanziamenti da EIC, su 684 totali. È un drammatico 4,8% sul totale, a cui occorre rimediare. Enea Tech, che ha già costruito un rapporto diretto con l’European Innovation Council, rappresenta lo strumento con cui rafforzare la competitività di queste aziende italiane per poi presentarle nel contesto europeo.

Per approfondire: 

Le nuove frontiere dell'innovazione

Enea Tech non è uno spreco di risorse.

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Enea Tech ha una dotazione di 1,4 miliardi per il periodo 2020-2035, di questi sono già stati assegnati 500 milioni dalla legge di bilancio. Si parla di circa 100 milioni l’anno per 15 anni da investire in ricerca, spin-off e startup delle Università italiane, di fronte a un piano di 200 miliardi di investimento in Italia. Perché questo tipo di investimento dovrebbe essere considerato uno spreco di risorse? 

Ad oggi nessuno dei 1.000 progetti ricevuti ha ricevuto ancora un euro. Molti accordi preliminari tuttavia erano in corso di negoziazione o in fase di completamento e sono stati completamente bloccati. 

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Il meccanismo di funzionamento della Fondazione non è opaco.

 

Si tratta di una fondazione di diritto privato, interamente posseduta da un ente pubblico sotto il diretto controllo del Governo. Prova ne è l’effetto dell’attuale decreto sostegni bis: è bastato un tratto di penna per cambiarne completamente governance, scopi e obiettivi. Il processo di decisione degli investimenti da realizzare passa da un team di professionisti di primo piano a livello internazionale, ed è coordinato da 4 Investment Manager under 40, con elevatissime esperienze in questo ambito. 

Il processo di investimento segue i normali standard di mercato (calls, analisi, due diligence, term sheets). I meccanismi operativi sono i medesimi utilizzati in sede europea dall’European Innovation Council. 

Per approfondire: 

Il profilo dei responsabili investimenti

Il vaccino Reithera va sostenuto, ma non sottraendo risorse alle tecnologie italiane.

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L’intento di finanziare Reithera e la sua riconversione industriale ci pare un intento assolutamente lodevole e opportuno. In una fase in cui il governo si appresta a finanziare con 200 miliardi lo sviluppo del Paese, riteniamo però un tragico errore sottrarre 500 milioni di investimenti nell’ambito dello sviluppo di nuove tecnologie. È sufficiente identificare un capitolo di bilancio idoneo che consenta di allocare correttamente risorse per lo sviluppo di Reithera. 

Inoltre, un cambio di scopo di Enea Tech elimina qualsiasi possibilità di proseguire le sue attività, e abbandona a sé stessi i progetti tecnologici italiani che avrebbero potuto contare su questo.

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Ma quindi è necessario investire sul biotech?

 

Il settore delle biotecnologie è fra quelli maggiormente in crescita, e nel mondo vengono investiti circa 30 miliardi di dollari all’anno. In Italia il settore è stato il secondo maggiormente finanziato nel 2020, con  € 101 milioni investiti, mantenendosi purtroppo ben distante da altri paesi con scala economica e geografica similare.

È assolutamente necessario investire in biotecnologie e biomedicale. Sono settori estremamente importanti. Ma non sono l’unico settore su cui è necessario investire. Le quattro aree strategiche di investimento della Fondazione Enea Tech vanno preservate: IT, Deep Tech, Energy&Climate e Healthcare sono quattro settori chiave in cui i 500 milioni di euro di investimenti è fondamentale che siano investiti.